Simulation

Simulation è una mostra collettiva con opere di Joaquin Margulis, Charlie Masson e Bianca Millan. Gli artisti traggono ispirazione dalla quotidianità della vita come mezzo per mettere in discussione il significato delle abitudini sociali.

I lavori presentati dagli artisti si distinguono tra loro nel mezzo e nel contenuto, e allo stesso tempo costituiscono una narrazione contemporanea dai riferimenti Orwelliani, chiedendo allo spettatore di riconsiderare la superficie, abbracciando nel contempo un’estetica deliberata. Il titolo riflette l’inclinazione della società contemporanea a trovare un sostituto della realtà, un sostituto illusorio.

Nel 1937 Lewis Mumford definì l’ambiente urbano come “teatro di azione sociale” e “palcoscenico per creare teatro”, luogo di un’interazione umana significativa. Oggi, l’ambiente urbano ha ampliato i suoi confini in un condominuim globale, diventando così palcoscenico allargato dell’azione sociale globalizzata e del dramma antropogenico.

Utilizzando le tecnologie GPS, Bianca Millan raccoglie dati sui suoi movimenti individuali dal 2016. La sua ricerca indaga i significati incorporati in quelle tracce, la loro potenziale lettura come linguaggio, la loro estetica derivante dalla combinazione di azione umana e tecnologia satellitare.

Il “CLOUD” contiene 365 stampe fotografiche elaborate con smalti e acidi. L’artista ha deciso di cancellare o alienare le tracce GPS dal loro contesto, per creare un paesaggio finale che emerge come una nuova entità. L’installazione del CLOUD ha un animo ludico, utilizzando palloncini di elio per creare movimento e prospettiva nello spazio tridimensionale. L’opera crea un senso di teatralità frammentata, dove la performance individuale della vita avviene su un palcoscenico globale/digitale, e lo sforzo di auto-rappresentazione e documentazione si traduce in nuvole, presenze sospese e nuovi paesaggi.

“Digital Landscape” rappresenta un paesaggio a più strati, un campo di connettività a partire dalla tensione di superficie delle vernici ad acqua, terreno per l’emersione o la permanenza sulla tela di strati di tracce GPS. I diversi livelli di rete/ ragnatela rosa si basano sui dati GPS registrati dai movimenti di dell’artista a Roma nel corso di un anno (giugno 2018 – giugno 2019). Finestre e icone digitali emergono in una presenza rosa chiaro, creando un’immagine dinamica e mai stabile.

I fenomeni e la cognizione dei personaggi online auto-creati sono al centro della serie “Avatar” di Charlie Masson. L’artista cerca di immortalare le immagini virtuali intangibili dei suoi amici come ricordi intimi sotto forma di ritratti. L’auto-espressione e la dimensione accattivante del voyeurismo moderno sono incoraggiate attraverso i social media. Il piacere di creare una ‘realtà virtuale’ mentre si sbircia nella vita semi-privata altrui è diventato la norma. Gli estranei accedono agli aspetti psicologici dei quali il design di identità virtuale si nutre. Masson porta alla luce questo vuoto virtuale, privo di contatto fisico o da relazioni palpabili. La serie utilizza tecniche dell’antica pratica pittorica per comunicare efficacemente il presente. Scegliendo la pittura ad olio come mezzo per presentare questa serie, Masson reinterpreta la natura morta usando i social media come nuovo modello.

La vita di routine determinata dalla macchina dei social media è ciò che motiva Joaquin Margulis a creare le sue sculture sonore e i suoi dipinti. L’artista ritiene che il suono sia un mezzo potente, poiché l’udito è il più costante dei sensi. Anche il silenzio è un suono. Per la quarta installazione del suo progetto “Sound of Routine”, l’artista ha paragonato l’odierna cultura della convenienza veloce al microonde, un veicolo di gratificazione istantanea e senza pensieri. Margulis si ispira ai meccanismi del microonde, riadattandone il caos nascosto: frequenze e interferenze delle onde radio, struttura ritmica e applicazioni motorie. Le sculture sonore che ne risultano creano un clamore in reazione alle abitudini che si oppongono al ritmo naturale della vita umana naturale. D’altra parte, i dipinti dell’artista cercano di riflettere la dicotomia tra ordine naturale e reazioni sistematizzate attraverso linee rette e geometrie sovrapposte su sfondi a mano libera.