dal 28 Febbraio
Gin Game
di D.I. Coburn
con Valeria Valeri, Paolo Ferrari
regia Francesco Macedonio
Gin Game offre la visione di uno spaccato esistenziale riguardante due anziani, Weller e Fonsia, ospiti di una casa di riposo convenzionata.
Weller, ricercatore di mercato in pensione affettuoso e cordiale, insegna a Fonsia, puritana figlia di un pastore metodista, il gioco Gin rummy nel quale da sempre eccelle. Ma quando Fonsia, che ha imparato subito, comincia a vincere superando il maestro, scatena in lui un disappunto, tanto più crescente fino a diventare collera, rabbia allo stato puro.
Dietro questa collera si nascondono ragioni più profonde del semplice orgoglio ferito: l’anziano giocatore è vittima di un passato di delusioni, frustrazioni economiche e personali. Fonsia sfoga le proprie delusioni fatte di abbandoni e altrettante delusioni, cedendo al turpiloquio ed agli istinti ben lontani dal suo abituale stile di vita e dalla sua educazione.
Il finale mostra la dura realtà: due vecchi stanchi e sfiduciati che avrebbero potuto essere due buoni amici se non fossero stati troppo impegnati a nascondere la propria infelicità dietro il velo dell’ipocrisia.
Weller, ricercatore di mercato in pensione affettuoso e cordiale, insegna a Fonsia, puritana figlia di un pastore metodista, il gioco Gin rummy nel quale da sempre eccelle. Ma quando Fonsia, che ha imparato subito, comincia a vincere superando il maestro, scatena in lui un disappunto, tanto più crescente fino a diventare collera, rabbia allo stato puro.
Dietro questa collera si nascondono ragioni più profonde del semplice orgoglio ferito: l’anziano giocatore è vittima di un passato di delusioni, frustrazioni economiche e personali. Fonsia sfoga le proprie delusioni fatte di abbandoni e altrettante delusioni, cedendo al turpiloquio ed agli istinti ben lontani dal suo abituale stile di vita e dalla sua educazione.
Il finale mostra la dura realtà: due vecchi stanchi e sfiduciati che avrebbero potuto essere due buoni amici se non fossero stati troppo impegnati a nascondere la propria infelicità dietro il velo dell’ipocrisia.

